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VIDEO: crimini di guerra fascisti


"Fascist legacy",
il documentario della BBC
acquistato e mai trasmesso dalla RAI.
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Legge Alfano: OGGI il via alla raccolta firme
 
   
 
 

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da  voglio scendere di Peter Gomez

E Morfeo si svegliò sul Titanic

  

Guarda la seconda parte del video 



Sarà per lo tsunami finanziario o per la catastrofe economica che in molti assicurano essere alle porte, ma alla fine anche Morfeo Napolitano si sta svegliando. Certo, non lo dice nessuno. Tutta la stampa, o quasi, ha dedicato solo poche righe ai contenuti dell'intervista rilasciata dal presidente della Repubblica all'Osservatore Romano. I titoli sui giornali sono stati incentrati solo sulla sua richiesta di «regole etiche» per le banche che fa seguito a un'analoga denuncia contro «i guasti di una corrosiva caduta dell'etica nell'economia e nella politica». Ma a ben vedere Napolitano ha detto di più. Ha respinto, definendole «velleitarie» le ipotesi «di riscrittura globale almeno della seconda parte della costituzione». Ha spiegato che sul razzismo c'è poco da scherzare e che «bisogna essere preoccupati perché il diffondersi di paure sproporzionate e irrazionali e anche il perpetuarsi di predicazioni xenofobe» alla lunga finiranno per intaccare l'antico spirito di accoglienza degli italiani. Ha difeso senza tentennamenti la via della democrazia parlamentare. «Credo», ha detto, «che questa scelta vada ribadita, che l'allontanarsi da questa scelta possa condurre fuori strada, e in vicoli cechi». Insomma il presidente è sembrato a un passo dal denunciare i pericoli del rinascente regime berlusconiano.

Vabbè, direte voi, Napolitano parla, ma intanto ha firmato senza tentennamenti il Lodo Alfano, una legge che sancisce la fine del non negoziabile principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. È vero. Ma è altrettanto vero che la libertà e la democrazia non sono dei doni caduti dal cielo. Sono invece dei valori che vanno difesi e (ri)conquistati giorno per giorno dalla collettività. Non si può sempre sperare che qualcuno lo faccia per noi. Quattro anni fa il Lodo Maccanico-Schifani fu alla fine controfirmato e promulgato da Carlo Azelio Ciampi. Poi a cancellarlo ci pensò la Corte Costituzionale. Oggi la scena si ripete. Con una differenza sostanziale: Silvio Berlusconi, al contrario di allora, vive ancora un momento di buona popolarità. Affidarsi alla Consulta non basta. È necessario che anche gli elettori, firmando per il referendum e poi partecipando attivamente alla campagna per la legge uguale per tutti, facciano sentire forte la loro voce. La battaglia è tutt'altro che persa. Nelle scuole, sui luoghi di lavoro, nei comuni messi alle corde dal taglio dell'Ici, ci si sta a poco a poco rendendo conto di quale tipo di Stato sogni questa maggioranza. Insomma anche il Paese si sta risvegliando.

C'è solo da sperare che non sia troppo tardi.

 il cannocchiale

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Lettera aperta al portiere del Milan Abbiati

 
Caro Christian,
mi permetto di rivolgermi a te con il “tu”, dal momento che abbiamo quasi la stessa età (tu sei del '77 ed io del ’79).

Leggo una tua intervista rilasciata a Sport Week (supplemento della Gazzetta) in cui dichiari la tua fede negli ideali del fascismo, ultimo di una lunga serie di calciatori che condividono le tue stesse simpatie politiche.
Hai poi detto che eri sicuro che la cosa avrebbe provocato scalpore ma non ti volevi tirare indietro nel manifestare il tuo pensiero e le tue opinioni.
 
A me francamente non hanno sorpreso più di tanto le tue dichiarazioni.
In effetti non vedo perché, nell’Italia di oggi e nel calcio di oggi, ragazzi ricchi oltre ogni limite del decoro sociale e ignoranti oltre il limite della umana decenza, cresciuti in un ambiente di esasperato agonismo, ottuso maschilismo, rigida gerarchizzazione delle relazioni, razzismo sfrontatamente ostentato, dovrebbero pensarla diversamente.
E non mi riferisco qui all’ambiente del calcio che conta, la cui patinata vacuità in un certo senso riesce a tenere a freno, grazie al sapiente lavoro della laicizzazione mercantile, le esuberanze più compromettenti e vistose. Mi riferisco a quel mondo delle giovanili (in cui anche tu sarai cresciuto) e del dilettantismo, ai campetti di periferia, cantati da De Gregori e descritti dalle meravigliose pagine di scrittori come Osvaldo Soriano. In realtà quei campetti di una umanità gioiosa, scanzonata e solidale, sono qui da noi – oggi – solo una suggestione letteraria.
 
Non parlo per sentito dire, avendo girato centinaia di campi e campetti della periferia romana nella mia lunga e non fortunatissima carriera di ruvido terzino destro di una squadra di infima divisione (pur se di discreta caratura a livello giovanile). Chi parla di un calcio corrotto dagli interessi economici e dal circo mediatico che ci ruota attorno – comprese le curve neofasciste con la loro arcaicizzante lotta contro il “calcio moderno”, spesso guardata con simpatia a sinistra per le sue venature anticapitaliste – forse non ha mai sentito le grida di quei padri (e tantissime madri) indiavolati ai bordi di quei campetti ad imprecare contro i figli – degli altri, ma soprattutto propri, per qualche errore di appoggio o di disimpegno – o non ha mai assistito alle devastanti risse che quasi immancabilmente si scatenano dopo decisioni controverse di arbitri-eroi che non so quale fanatismo religioso, quale irresistibile pulsione al martirio spinge fino a quelle lande desolate.
 
Ti risparmio, caro Christian, perché ne sarai esperto, di raccontarti cosa succede – e cosa viene gridato dagli spalti e dalla panchina – quando l’arbitro ha la malaugurata idea di essere di sesso femminile. Chi pratica il calcio dilettantistico sa che nessuno sport – a parte i combattimenti clandestini dei cani, da cui però sono esclusi i padroni – è più gratuitamente violento di questo.
 
Detto ciò, veniamo dunque al motivo della mia irritazione nel leggere la tua intervista. Non sono tanto le tue prevedibili simpatie fasciste a darmi molto fastidio; sono cresciuto in una scuola costellata di celtiche, bomberini ghiaccio, saluti romani e tutto l’armamentario della gioventù romana di ultima generazione e sono abbastanza smaliziato su queste cose. Quello che mi irrita davvero è la trita liturgia di dichiarazione sul perché sei e siete fascisti: “La capacità di assicurare l’ordine, garantendo la sicurezza dei cittadini” e baggianate di questo genere. Nella vostra ottusa, crassa, ma per nulla innocente ignoranza, riducete sempre il fascismo a una grande organizzazione nazionale per il decoro urbano, a una sorta di braccio politico della polizia municipale. Come se uno dicesse che è comunista perché le metropolitane di Mosca erano splendide o liberale perché nell’Inghilterra della signora Thatcher le cabine del telefono erano efficientissime.
E poi, immancabilmente, per far vedere il vostro critico distacco da alcune, casuali, degenerazioni, prendete le distanze dalle leggi razziali e dall’alleanza con Hitler. Come se si trattasse di cose accidentali, congiunturali, che nulla avevano a che fare con lo spirito originario di un partito nato per costruire quattro palazzi all’Eur e far arrivare puntuali i treni. Come se si potesse dire: “Io ho grande ammirazione per l’Unione Filatelica Italiana, ma certo non ho condiviso quando hanno organizzato quel vergognoso raduno di collezionisti di francobolli”.
Mai uno che almeno si prenda la responsabilità delle sue idee, che onori quel “menefrego” fascista dicendo quello che pensa, quello che veramente pensate. Quel che pensate – giustamente e coerentemente dal vostro punto di vista, come direbbe il nostro ministro della Difesa –
 
lo sappiamo bene noi che leggiamo queste patetiche interviste e lo sapete bene pure voi, caro Christian. Lo sai bene anche tu, che dalle foto del settimane scattate nel tuo soggiorno di eccezionale cafonaggine (tavolo di cristallo con attorno sei sedie... tigrate!) mostri orgoglioso le tue braccia coperte di insulsi tatuaggi.
 
Lo sapete bene, ma mai nessuno che abbia il coraggio di dire:
 
“Ebbene sì, sono fascista, mi stanno sul cazzo i negri, mi piace il Duce, i suoi ideali maschi di forza, di giovinezza, di comando, contro gli intellettualini mezzi froci e comunisti che danno lezioni su camere a gas, campi rom e altre stronzate del genere”.
 
Invece no; siete li tutti a negare e a dire “ma figurarsi”.
 
  • Come Buffon quando disse che non sapeva che “Boia chi molla” fosse un motto fascista.
 
  • Come Aquilani che disse che i cimeli in casa sua erano regali di uno zio ma lui non ci capiva nulla di politica
 
  • Come Di Canio che disse che il suo non era un saluto romano ma un saluto alla curva col braccio poi equivocato dai giornalisti.
 
Manco come fascisti siete buoni.
 
 
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da MicoMega

VIDEO: crimini di guerra fascisti

L'eredità del fascismo


"Fascist legacy",
il documentario della BBC
acquistato e mai trasmesso dalla RAI.
 

Fascist Legacy - Un'eredità scomoda

Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico. La7 ne ha trasmesso ampi stralci nel 2004. Il documentario, diretto da Ken Kirby, ricostruisce le terribili vicende che accaddero nel corso della guerra di conquista coloniale in Etiopia – e negli anni successivi – e delle ancora più terribili vicende durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia tra gli anni 1941 e 1943. Particolarmente crudele la repressione delle milizie fasciste italiane nella guerriglia antipartigiana in Montenegro ed in altre regioni dei Balcani. Tali azioni vengono mostrate con ottima, ed esclusiva, documentazione filmata di repertorio e con testimonianze registrate sui luoghi storici nella I puntata del film. Il documentario mostra anche i crimini fascisti in Libia e in Etiopia. Nella II puntata il documentario cerca di spiegare le ragioni per le quali i responsabili militari e politici fascisti -colpevoli dei crimini- non sono stati condannati ai sensi del codice del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Conduttore del film è lo storico americano Michael Palumbo, autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli. Nel film vengono intervistati -fra gli altri- gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e lo storico inglese David Ellwood.

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31 agosto 2008, in Marco Travaglio
Al cittadino non far sapere
Ora d'aria
l'Unità, 31 agosto 2008


Grazie alle intercettazioni giustamente pubblicate da Panorama, sappiamo come si comportava il premier Romano Prodi dinanzi a richieste di raccomandazione. Cioè all'opposto di Berlusconi. Quando il consuocero, primario a Bologna, chiese fondi pubblici per una struttura pubblica di ricerca biomedica, Prodi girò la pratica al ministro competente Mussi, che liberamente decise di no. Idem quando un amico industriale farmaceutico chiese agevolazioni fiscali per una fondazione scientifica: la pratica passò al Tesoro che, avendo già deliberato per il 2007, suggerì di rifarsi vivo nel 2008 (nulla di fatto anche in quel caso). Quando invece un nipote chiedeva consigli privati per una società privata, Prodi privatamente glieli dava. Grazie, poi, alle dichiarazioni di Prodi, abbiamo almeno un politico (purtroppo in pensione) che non ha nulla da nascondere e dunque chiede di pubblicare tutte le sue telefonate intercettate. E rifiuta la solidarietà pelosa di chi, a destra e a sinistra, vorrebbe il silenzio stampa per legge: così si saprà che esistono intercettazioni su Tizio o Caio, ma queste resteranno nel cassetto, così Tizio o Caio rimarranno sospettati a vita anche se non han fatto nulla di male.

Anche stavolta, come ciclicamente accade da qualche anno, cioè da quando le intercettazioni hanno svelato ai magistrati (e ai cittadini italiani) gravissimi scandali, s’è messa in moto la compagnia di giro di politici e commentatori specializzati nell’invocare “una legge sulle intercettazioni”: guinzaglio ai giudici e bavaglio ai cronisti. Solo che stavolta lorsignori non si sono accorti di un particolare non da poco: quelli pubblicati da Panorama non sono atti pubblici, cioè già depositati a indagati e avvocati, dunque raccontabili dalla stampa. Sono atti ancora coperti da segreto, custoditi - come scrive un po’ comicamente Panorama - in una cassaforte della Procura di Roma, cui li ha trasmessi per competenza quella di Bolzano che indaga su tutt’altro (Siemens-Italtel). Dunque chi li ha passati a Panorama - Guardia di Finanza, o magistrati o personale di Procura - ha commesso un reato: art. 326, rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio. Il quale è punito col carcere da 6 mesi a 3 anni, insieme al giornalista che concorre nel suo reato (questi però è tenuto al segreto professionale e non rivela la fonte, difficilissima da individuare). Dunque è già vietato dalla legge vigente divulgare notizie segrete e non c’è bisogno di farne un’altra per vietarlo di nuovo. Si dirà: ma le notizie segrete continuano a uscire. Vero: il mondo è pure pieno di rapinatori, stupratori, spacciatori, scippatori, omicidi che continuano a delinquere anche se è già vietato rapinare, stuprare, spacciare, scippare, ammazzare. Ma a nessuno salterebbe in mente di fare ogni volta una nuova legge che proibisca comportamenti già proibiti.

Resta da capire, allora, di che vadano cianciando Sergio Romano sul Corriere e il consueto stuolo di politici bipartisan che anche ieri hanno invocato una nuova legge: il ddl Berlusconi-Alfano varato in giugno dal governo (fino a 5 anni di galera per i giudici che dispongano intercettazioni per reati puniti fino a 10 anni; fino a 3 anni di galera per i cronisti che le raccontino), o qualcosa di simile. Quella legge infatti, che per i giornalisti riprende peggiorandola la Mastella votata un anno fa da tutta la Camera (447 sì e 9 astenuti), non vieta di pubblicare atti segreti (è già vietato). Vieta di pubblicare atti pubblici: cioè verbali, avvisi di garanzia, ordini di cattura, decreti di perquisizione anche contenenti intercettazioni, già depositati alle parti, dunque non più segreti, dunque raccontabili. Atti che non c’entrano con le telefonate di Prodi, ancora segrete, come lo era la famosa conversazione Fassino-Consorte sul caso Unipol, anche allora in mano alla Guardia di Finanza e pubblicata dallo stesso cronista Nuzzi sul Giornale allora diretto dallo stesso Belpietro.

La nuova legge guinzaglio-bavaglio non servirà a impedire l’uscita di atti segreti (già vietata e punita col carcere), ma di atti pubblici. Come quelli che hanno consentito ai cittadini di essere doverosamente e tempestivamente informati sui casi Telecom, Calciopoli, Bancopoli, Sismi, Cuffaro, Del Turco e persino sui delitti nella clinica Santa Rita. Con la legge che Berlusconi da destra, l’avvocato Calvi da sinistra e Romano sul Corriere invocano a gran voce, non sapremmo ancora nulla di nulla, visto che (Cuffaro a parte) i processi non sono ancora iniziati. E i vari Moggi, Fazio, Fiorani, Consorte, Gnutti, Pollari, Pompa sarebbero ancora tutti ai posti di combattimento, liberi di continuare indisturbati, come prima e più di prima.
 
Per la serie: al cittadino non far sapere quanti scandali nasconde il potere.
 
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Silvio chiamerà Romano?

Bruno Ugolini


È l'ora dei "collaborazionisti". È un termine da seconda guerra mondiale. Erano così etichettati coloro che in qualche modo, tra gli italiani, invece di osteggiare i tedeschi invasori davano loro una mano. Collaboravano insomma.

Ora lo stesso termine qualche giornale lo ha usato per indicare non semplici cittadini ma importanti esponenti della vita politica e sociale appartenenti al mondo del centrosinistra ma che hanno accettato offerte di impegno da parte del governo di centrodestra. È il caso dell'imprenditore Roberto Colannino o di Giuliano Amato o di Augusto Fantozzi, tanto per fare tre nomi importanti.

A parte il fatto che le nostre strade non brulicano ancora delle camicie brune di Hitler, per cui quel termine da dopoguerra appare esagerato, c'è da annotare un altro fatto singolare. Ovverosia che il centrodestra di fronte a problemi immani, come quello dell'Alitalia o del futuro di Roma capitale è costretto a invocare l'apporto di persone capaci e preparate provenienti dallo schieramento del centrosinistra e che non intendono abiurare al proprio credo politico. Non invocano nemmeno, però, il detto "Crolli Sansone e tutti i filistei". Assumono delicate responsabilità perché mettono al primo posto non l'orgoglio di partito ma le sorti del Paese.  

Certo è anche la dimostrazione della fragilità impotente del centrodestra. Hanno i numeri ma non la qualità. Non hanno evidentemente a disposizione energie, intelligenze, capacità. Devono ricorrere al "nemico". Verrebbe voglia di dire a questo punto che Berlusconi dovrebbe invocare il ritorno a Palazzo Chigi di Romano Prodi.  

http://ugolini.blogspot.com/

 

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Battiato Forever